scappiamoinsiemeandiamoviadaqui:
“Continuò a baciarmi il collo. Quei baci che ti mandano in paradiso. Si avvicinò all’orecchio, lentamente. Respirava forte. Sentivo il suo respiro sulla mia pelle. Sentivo il suono che emanava il suo cuore. Un suono forte. Bum, bum, bum. Il mio suono preferito. “Vuoi fare l’amore con me”? Sussurrò. Mi bacia. Mi ri-bacia. Eravamo impazziti, entrambi. Volevo toccarlo, sentire la sua pelle su di me. Voleva fare l’amore con me. L’amore vero. L’amore che possono fare solo due pazzi. Sorrido. Lo bacio. Non ero io. E neanche lui. Eravamo noi. Un’unica cosa. Noi. L’amore. Quello vero.”—
scappiamoinsiemeandiamoviadaqui:
“Quando eravamo piccoli ci incoraggiavano ad avere dei piccoli segreti. Ci regalavano diari con il lucchetto e poi ci dicevano “Qui puoi scrivere tutto quello che vuoi e non lo leggerà nessuno”. Piano piano ci siamo abituati. Adoravamo condividere cose con i nostri migliori amici e poi dire “sei l'unico a saperlo”. Avere un segreto era qualcosa di meraviglioso, era un piccolo tesoro da proteggere. Poi siamo cresciuti. I nostri segreti sono cambiati. Adesso compriamo cicche solo per nascondere l'odore di fumo, non baciamo più sulla guancia nostra madre per evitare che senta l'odore di alcol. Ci inventiamo scuse impossibili per i compiti non fatti, la verifica andata male, l'ora di educazione fisica che non abbiamo voglia di fare. Ma io torno a pensare a quel diario che ci avevano regalato. Ce l'abbiamo ancora, solo che i fogli sono diventati pelle, la biro una lametta, l'inchiostro sangue. Non abbiamo più il lucchetto, ma le protezioni quelle sì. Braccialetti, orologi, maniche. Perchè i segreti vanno protetti, no? È cambiato tutto. I segreti sono diventati colpe, i sorrisi lacrime. Non c'è più nessuno con cui condividere, nessuno da rendere partecipe. Siamo soli, immensamente soli. Ci teniamo tutto dentro, continuando a scrivere su pagine già piene. Sapete una cosa? Dovremmo trovare qualcuno a cui poter dare la chiave del diario, qualcuno che aggiunga pagine bianche e che si offra di scriverle con noi.”—
Mi guardo le cicatrici
Vuoi sapere chi me le ha fatte o come le ho fatte?
-En?gma; Eremita.
Dicono di te che non hai peli sulla lingua, che cammini a testa alta senza nemmeno guardare per terra. Dicono di te che sei priva di paura, che la tua intelligenza è un arma a doppio taglio. Dicono che non ti sei amata abbastanza nelle vecchie primavere, che ti sei giocata il cuore ma non è finita bene. Dicono che l’hai perso. Che tieni stretti i tuoi ricordi, che non ami mai ma quando poi ci caschi ti perdi. Dicono che i diamanti ti invecchiano, che sei una strada troppo spericolata per percorrerla di corsa. Che i tuoi occhi intimidiscono, che sei libera e scapestrata, troppo selvaggia per rimanere ferma allo stesso punto. Che hai amato tanto, all’immenso, ma che quando hai dovuto smettere non ti sei voltata più: dicono che indietro non ci torni nemmeno se il cuore t’implora. Dicono che sei sfacciata, che hai coraggio e astuzia abbastanza da rubare ogni sicurezza, dicono che non ti meravigli mai perché la meraviglia sei tu, quando cammini per la città col capo alto e il naso all’insù. Dicono che hai sofferto tanto, che ciò era la causa di tutto questo fascino. Dicono che nessuno si è mai reso conto di quanto dolore ti costasse.
Non riesco a spiegare questa sensazione
ancora una volta il vuoto ha preso possesso di me
un'altra sera passata con un groviglio di fili indistricabili al posto del cuore
un'altra sera con te tra i pensieri
la verità è che sei ancora un pezzo del puzzle
e questo è difficile da ammettere.
Giorno dopo giorno cerco di convincermi che è tutto passato,
ma sera dopo sera mi ritrovo con una ferita ancora aperta dentro di me
mi munisco di martello e travi di legno, copro tutto, ma è più forte il dolore
il male torna a pesare su di me
e tu torni ad alloggiare nella mia mente.
Non riesco proprio a spiegare come mi sento
mi manchi, questo è certo
so che è sbagliato ma non riesco a farne a meno
non voglio più vederti tornare, anche se silenziosamente ci continuo a sperare.
27 dic.
“Resta viva. Non accontentarti. Porta i tuoi occhi a fare una passeggiata, appena puoi. Non rinunciare ai tramonti, alla speranza. Accetta la sofferenza, accetta la felicità. Cambia pettinatura, cambia pelle, ma lotta fino alla fine per non perderti. Piangi pure, piangi quanto vuoi. Ricordati di farlo ogni tanto.”— Susanna Casciani.
Vietato tradire la parte più vera di te, quella che spesso tieni nascosta, quella che ha a che fare con la musica e con i capelli al vento, con certe scelte che fai come se tu non avessi alternative e invece un’alternativa c’è sempre, solo che a volte il cuore fa finta di niente e che bello che è, quando succede. Vietato dimenticare di quando correvi in riva al mare sperando di essere presa e portata via da qualcuno, vietato dimenticare quelle sere in cui ti addormentavi sperando che la realtà potesse assomigliare alle storie che leggevi di nascosto, pregando che tua madre non si accorgesse che eri ancora sveglia. Vietato smettere di sperare in qualcosa, qualsiasi cosa, tipo che domani ci sia il sole, che si veda la luna, che al supermercato ci siano le pesche buone, che qualcuno ti abbracci, che qualcuno si accorga della fatica che duri. Vietato smettere di durare fatica, perché quando sudi, quando arranchi, quando corri da una parte all’altra sognando un po’ di meritato riposo, è proprio allora che vivi davvero: quando ti muovi, quando poi torni a casa e tiri un sospiro di sollievo perché in qualche modo ce l’hai fatta, sei ancora tutta intera. Vietato sorvolare sulle piccole vittorie, sui dolori minuscoli che come gocce d’acqua ti consumano il cuore forse anche più di quelli grandi. Vietato sorvolare in generale, fai caso alle mani della gente, agli alberi, alle nuvole, all’odore dei giornali, alle parole nuove che usano i bambini, ai ricordi che arrivano quando vogliono e non si possono ignorare. Vietato ignorare le canzoni, anche quando queste canzoni non sono dedicate a te. Vietato dire “che schifo” prima di aver provato, vietato dire “che schifo” in assoluto. Qualcosa da salvare c’è sempre, allora tu trovalo e tienilo da parte. E poi, se puoi, non fare l’errore che facciamo tutti, prima o poi: non aver paura di condividere la bellezza. La bellezza non si consuma se la doni agli altri. La bellezza, se la spargi in giro, cresce rigogliosa. Vietato smettere di commuoversi guardando un film stupido, di piangere di fronte ad una stella che cade, di esprimere un desiderio spegnendo una candelina sulla torta. Vietato smettere di fare qualcosa solo perché c’è chi ti trova ridicola, vietato rimanere in silenzio quando qualcosa dentro di te urla, vietato dire “vado via” per timore di soffrire troppo. Per amore, resta. Per amore, resta quella che sei. Per amore, difenditi, ma per favore: non esagerare. Perdersi tra i pensieri e le smorfie ed i modi di dire e le abitudini e i rimpianti e i baci e le speranze di qualcuno è un bel modo di stare al mondo. Vietato dire a qualcuno “non piangere”, “non ridere”, “non andare via”. Se ci riesci, lascia correre, lascia scorrere la vita e le persone, perché poi vedrai, ce ne saranno alcune che non riuscirai a perdere nemmeno quando ti ci metterai d’impegno. Guarda le previsioni, ma non proprio tutte le mattine, ogni tanto lasciati sorprendere dalla pioggia, o dal sole. Porta i fiori a chi sai tu, o dedicale il mare ogni volta in cui avrai la fortuna di guardarlo. Ricordati che ci sei e che questo è un potere magico incredibile, che se mi dicessero: “Vorresti essere invisibile, teletrasportarti o esistere?” io risponderei senza alcuna esitazione “esistere”. Perché se esisti sei parte di qualcosa, puoi provare nostalgia, puoi provare a essere felice. Vietato dimenticare che tutto quello che ti circonda non è un ostacolo, ma un’opportunità.
